Leggìo e dintorni

Alla scuola “Iolanda Gazzerro” di Modena ho sperimentato insieme a Daniele Gaggianesi un seminario speculare a quello che ogni anno conduco alla “Paolo Grassi” con Massimiliano Speziani, in chiusura di un lungo modulo dedicato alla prima stesura di testi teatrali completi. Mentre alla “Paolo Grassi” attori professionisti forniscono supporto a un lavoro didattico per allievi autori, a Modena ci siamo concentrati su un gruppo di diciannove allievi attori, impegnati in un percorso di studio sulla drammaturgia contemporanea. Punto in comune tra le due esperienze: la lettura a leggìo come strumento di esplorazione delle potenzialità, anche spaziali, di un copione. Materiale di lavoro a Modena, nell’ambito di un progetto promosso dalla Siae, sono stati i quattro testi finalisti dell’ultimo premio Tondelli/Riccione: Per il tuo bene di Pier Lorenzo Pisano, Nastro 2 di Riccardo Favaro, Un pallido puntino azzurro di Christian Di Furia, Nessuno ti darà del ladro di Tatjana Motta. Prima di incontrarci, gli allievi attori avevano già esplorato queste drammaturgie complesse e tra loro molto diverse sotto la guida prima di Renata Molinari (presso la sua Bottega dello Sguardo), poi di Paola Bigatto.

L’obiettivo principale dell’intervento di Daniele e mio era un’indagine attiva sulle relazioni  tra personaggi e tra attori e  pubblico suggerite da ciascun testo, collegata a riflessioni intorno allo spazio scenico nella drammaturgia contemporanea. Gran parte degli autori d’oggi forniscono in didascalia indicazioni sullo spazio scenico nulle, o scarne, o irrealizzabili, o puramente evocative. Ciò non vuol dire che i loro siano testi bidimensionali, letterari, materia plasmabile a piacimento dalla fantasia teatrale del primo regista di passaggio. Sono anzi implicite e tanto più importanti, nel cuore stesso di monologhi e dialoghi, precise tensioni e dinamiche spaziali, che ogni attore dovrebbe essere in grado di decifrare e interpretare. Non è facile: la drammaturgia contemporanea presenta una straordinaria varietà di forme e codici, per cui degli strumenti di lettura validi per un’opera possono rivelarsi inutili o fuorvianti per un’altra. Nella loro profonda  diversità strutturale, i quattro lavori premiati al Tondelli rappresentano un esempio significativo – e una sfida.

L’ottima risposta dei giovani attori della “Iolanda Gazzerro” agli stimoli da noi forniti nel pur breve seminario ha rafforzato la nostra fiducia nell’idea che leggìo e copione possano essere, anziché ingombri e ostacoli all’espressione teatrale, piattaforme da cui lanciarsi in avventure d’immaginazione scenica rigorose e coinvolgenti. Sebbene ultimamente alcune forme di reading siano divenute di moda, è ancora diffuso il pregiudizio che letture pubbliche e mise-en-espace non siano altro che piani B, ripieghi per lo più noiosi cui ci si rassegna quando non ci sono le condizioni produttive per un “vero” spettacolo. Certo, questo talvolta – forse spesso – accade. Se tuttavia ci accostiamo con curiosità e attenzione a queste modalità di lavoro, possiamo scoprire le infinite variazioni operative che esse ci consentono, facendo fiorire il potenziale di partiture drammaturgiche eterogenee, ma accomunate dall’appartenenza a un’epoca in cui il teatro non  rappresenta più nulla, bensì evoca, racconta, vive e condivide.

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