Da Londra – Eigengrau, Party e Alice Bell

Si direbbe un paradiso della nuova drammaturgia, questa citta’, con decine di debutti ogni mese e una forte presenza di autori contemporanei in vari tipi di teatro, da quelli del West End, al National Theatre, alle sale periferiche (spesso ben sovvenzionate dall’Arts Council). Tuttavia, se l’attenzione passa dalla quantita’ alla qualita’, subito il panorama appare meno roseo. La dominante stilistica e’ uno pseudo-naturalismo di stampo televisivo, ben rappresentato da un’interminabile e imbarazzante scena di sesso orale simulato vista in Eigengrau, la “black comedy” di Penelope Skinner cui ho assistito ieri sera nell’angusto ma prestigioso Bush Theatre. Ambientata a Londra, la commedia incrocia i destini di quattro quasi-trentenni in un classico gioco d’incrocio di coppie, con l’ambizione di evidenziarne la solitudine e il frustrato bisogno d’amore; ma i personaggi risultano costruiti su stereotipi e – una volta di piu’ – il preteso realismo non riesce a rispecchiare la realta’.
Piu’ smaccatamente comico e’ Party, giunto all’Arts Theatre a Soho dopo il successo ottenuto all’ultimo Fringe Festival di Edimburgo. L’esile testo di Tom Basden parte da uno spunto di interessante: quattro giovani idealisti e confusi fino all’idiozia si riuniscono per fondare un partito politico; coinvolto nel loro demenziale dibattito e’ un quinto personaggio, inizialmente convinto di essere li’ per un party in occasione del suo compleanno. La situazione fornisce l’occasione per numerose battute da stand-up comedy, ma non ha uno sviluppo vero e proprio e potrebbe esaurirsi in un quarto d’ora, anziche’ nella stiracchiata ora abbondante dello spettacolo.
Non mancano tentativi di scrittura sperimentale, benche’ all’acqua di rose, almeno rispetto agli standard italiani. Per esempio Alice Bell, prima parte della Catastrophe Trilogy della compagnia Lone Twin, in scena al Barbican, si presenta come un “musical fatto in casa”, con cinque attori che mettono in scena, tra narrazione, azioni fisiche stilizzate, canzoni vagamente stranianti, la parabola bizzarra e ottimistica di una moderna Giulietta che attraversa con ostinato candore le avversita’ di una guerra civile. Non male – ma poco incisivo e a tratti impreciso nell’esecuzione della partitura fisica.

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