Riassunto – 10 (con lieto fine)

Se davvero avesse fatto uccidere il prestigioso critico Albino Vanelli, orribilmente e senza risparmiare i suoi amati cani, per mano di un inquietante vicino di casa e compagno di bevute di origine slava, allora Ferdinando potrebbe ambire a una sorta di grandezza criminale, o grottesca, o grottescamente criminale. Ma, com’è ovvio, non l’ha fatto. Nessuna grandezza per il non-eroe. Il piano delinquenziale gli è rimasto troppo a lungo nella testa, allo stadio di elucubrazione, fantasia, chiacchiera da bar senza bar; finché la natura non l’ha battuto sul tempo, portandosi via Albino così, con un malanno banale, senza pathos o messaggi profondi, come succede a noi tutti o quasi. E Ferdinando lo rimpiange; le folate di impotente rancore verso quel solone superbo e malvagio gli riempivano le giornate e gli mancano quasi quanto la quotidiana e soavemente insopportabile telefonata della madre. Non riesce più a incolpare nessuno, tranne se stesso, del completo fallimento delle proprie ambizioni artistiche, del gigantesco aborto del suo Progetto. E così – tra lutto familiare, scomparsa del nemico, naufragio di speranze d’arte e d’amore – il nostro non-eroe si è rassegnato a essere quel che è. Saggezza? Ci piacerebbe supporlo. Invece è follia stordita, resa quieta a viva forza da sprangate di dura realtà. Per fortuna, comunque, Ferdinando può almeno campare decorosamente, grazie al tesoretto messo da parte per lui con amorosa previdenza dalla madre; e il buon amico Riccardo, volentieri dimenticate le sue intemperanze al “Canarino Marcio”, gli ha trovato un nuovo lavoro part-time. Certo, scrivere articoli redazionali per il bimestrale “Sculture da giardino” non corrisponde ai suoi desideri più viscerali, ma ai suoi desideri più viscerali Ferdinando non pensa più. Dopo alcuni mesi di lontananza e silenzio, ha rivisto la sua antica musa, Elisa. E’ stato un bell’incontro, fondato sul presupposto della matura accettazione, da parte di lui, dell’impossibilità di un amore impregnato di deliranti proiezioni artistoidi. Lei l’ha abbracciato e gli ha detto parole tenere e sincere di conforto per il recente lutto. Poi, gli ha presentato il suo nuovo fidanzato. E’ un insegnante di shiatsu calvo, robusto, equilibrato. Ferdinando si rallegra, tra sé e sé, per il fatto che Elisa abbia trovato la forza per lasciare il fidanzato precedente, quello con il nome da gabbiano, che la rendeva parecchio infelice. L’insegnante di shiatsu gli sta abbastanza simpatico. Hanno cenato tutti e tre assieme in un ottimo ristorante vegano. Ferdinando sta valutando se iscriversi a una lezione di prova al centro di discipline orientali in cui lavora il fidanzato della sua ex-musa. Fa una vita sempre più sana, avendo smesso di uscire di notte e ubriacarsi con il suo vicino di casa, da cui ha preso garbatamente le distanze, disapprovando il suo atteggiamento aggressivo nei confronti delle donne, degli omosessuali e delle minoranze etniche. Tutto qui. Fine.

Ma può essere questo il lieto fine promesso agli sparuti, ostinati lettori del presente riassunto? No.

No, non c’è letizia nel realismo, e tantomeno nella realtà, e quindi ci toccherà andarla a cercare nei sogni di Ferdinando, almeno quando gli incubi gli danno tregua, nei sogni da lui stesso dimenticati, quelli in cui non si è arreso. Per esempio, in questo sogno lui è un grande artista – quale in fondo è sempre stato, tra le pieghe multi-dimensionali di un qualche universo parallelo. E’ un artista umile, tranquillo: non ha bisogno di difendersi con l’orgoglio, perché intorno a lui c’è un paese che ha capito il suo genio e quel paese si chiama Belgio. Nella verde pianura belga c’è un grigio, imponente ex complesso industriale belga, adibito a grandi mostre e installazioni di arte contemporanea performativa di livello internazionale. Mentre a grandi falcate di sogno si avvicina a quel colossale santuario della cultura europea, Ferdinando sente il cuore battergli forte, più forte: il Progetto! Lo sapeva, lo sentiva che sarebbe venuta l’ora… Si mette a correre veloce, più veloce, all’impazzata: non vuole certo perdersi l’inaugurazione – e infatti è già lì fuori, mescolato alla folla d’intenditori e appassionati d’arte contemporanea, a gustarsi le prime stupefacenti performance en plein air ideate da quell’incorreggibile provocatore (lui stesso) che con questo definitivo Progetto risponderà da par suo a poche, semplici domande: che cos’è l’uomo? Perché vive? Cosa vuol dire tutto questo?… In principio c’è un forte spiazzamento. Anche Ferdinando è spiazzato. Infatti non si ricorda, nel sogno, perché ha fatto portare in Belgio tutte quelle zebre, che ora si aggirano infreddolite, smarrite, tra gli umani parimenti perplessi… E’ una metafora? Uno slittamento concettuale? Un capriccio cromatico? Un auto-ironico omaggio alla “fase zoomorfista” che all’artista aveva assicurato in gioventù un effimero successo? La situazione si chiarisce non appena entrano in azione, spogliandosi con perfetto sincronismo degli abiti borghesi con cui dissimulavano la loro identità al silicio, decine di robot antropomorfi, maschi e femmine, di ultimo modello e importati dalla Corea. Centoventi androidi la cui programmazione è unicamente finalizzata a fornire prestazioni erotiche da sogno. Ecco! Per l’appunto!… E’ alla tensione tra queste polarità irriducibili che allude la performance! Il bianco e il nero delle zebre… E poi l’animalità delle zebre stesse, contro la fredda tecnologia dei robot… Che però, per paradosso, eccitano fino allo spasmo la carne viva degli umani lì presenti, in Belgio… Siamo sull’orlo dell’orgia… Il sognatore si contorce, ansimando, tra le lenzuola, e sarebbe sul punto di rinnovare i fasti delle polluzioni adolescenziali, quando all’improvviso si spalanca il massiccio portone d’entrata del centro d’arte contemporanea e sull’ammasso di corpi eccitati piomba il silenzio. Uomini e donne, androidi e animali si ricompongono svelti e attenti, come fiutando la solennità dell’istante. Si mettono in fila, ordinatamente; entrano nel tempio belga dell’arte a due a due, con devota cautela, protesi a cogliere ogni minima sfumatura del messaggio finale dell’artista. Ferdinando entra insieme a loro, esplora insieme a loro gli spazi enormi di quell’antico complesso industriale. Niente. Tutto vuoto. Non c’è niente. O forse là in fondo, in controluce davanti a un’alta finestra, una minuscola figura umana, immobile; le si avvicina qualcuno, poi qualcun altro, infine tutti le compongono intorno un semicerchio, come se si aspettassero qualcosa da lei. E’ una donna sulla trentina, nuda. Una sedia da cucina le fa da piedistallo. Ha lo sguardo fisso davanti a sé e gli occhi pieni di lacrime, ma forse è il sognatore che vorrebbe piangere. Eliiiiiiisa… – pensa o mormora Ferdinando. E s’illude per un istante che la sua commozione, la gioia di fronte a quel dono di sé o danza fallita, sia condivisa anche dagli altri; ma dalla folla di fruitori d’arte sguscia in avanti un cagnolino storpio e quando Ferdinando lo riconosce è ormai troppo tardi per fermarlo. E’ Artaud, il partner più trasgressivo nella coppia canina prediletta da Vanelli. Solleva una zampa, insozza il piedistallo, e quest’oscena profanazione scatena i più bassi istinti di umani, zebre e robot. Insultano Elisa. Le lanciano oggetti. Le sputano addosso. Cagna. Baldracca. Fallita. Cialtroni. Buffoni. Ridateci i soldi. Questa non è arte. Andate a lavorare.

Nel fotogramma successivo del sogno, quelle voci ostili sono già svanite. Ferdinando è sospeso in aria, vola sopra il Belgio, l’arte e le sue miserie, la vita, stretto così forte a Elisa da non sapere più chi è chi. Questo volo dura un’eternità, oppure nulla. Poi, una bestemmia, urlata: è il suo vicino di casa, che saluta il nuovo giorno. Ferdinando sobbalza nel letto. Si stropiccia gli occhi. Non si ricorda già più quel che ha sognato; però sorride, perché ha la vaga sensazione che, oggi, vivrà volentieri.

    • Luca
    • December 11th, 2011

    Caspita Renato,
    finalmente è arrivato il “10″! Se non sbaglio è dal 13/10 che lo si aspettava… Non l’ho ancora letto, lo farò dopo aver schiacciato il tasto “SubmitComment”… Ma ho un presentimento, te ne parlerò nel prossimo messaggio. Ovviamente questo tuo sadismo -il ritardo intendo- ti costerà caro; non so ancora come, ma è certo.
    E adesso leggo…

    • Elena Uber
    • January 5th, 2012

    Sublime. Sei il Maestro e tant’e', questo si sa. Ma nel finale tocchi l’apice del nulla che accade. Quindi per me l’apice assoluto. Detesto la narrativa d’azione, è un mio limite che risponde al bisogno inesprimibile nella vita reale di non fare un cazzo. Del tutto.
    Momento esilarante quando la performance risponde a poche,semplici domande…
    Ti confermo che sei un grande scrittore. Se può essere utile a qualcuno dato che non ho alcuna conoscenza importante.
    Abbracci, speriamo che anche la fantasia piacentina si esprima.
    elena

  1. Lenta ma inesorabile, anche la fantasia piacentina si esprimerà. Non ne dubitare – tutto sommato lo dico io, che sono, almeno per voi happy few, il Maestro. Le tue parole sono fin troppo lusinghiere, ma condivido in pieno gli alti ideali da cui sono animate: basta con la narrativa d’azione! E, più in generale, basta con l’azione. Siamo stanchi. Lasciateci delirare in santa pace.
    Un abbraccio, e grazie
    Renato

  2. Ho atteso “Riassunto 11″ fino ad ora.
    Il mio presentimento era questo ulteriore colpo di scena da parte tua: un “Riassunto 11″ con finale “B”, con il quale
    -nei miei pensieri- avresti strapazzato ancora un po il mite Ferdinando, lo avresti molestato ulteriormente, sadico quale sei. Beh, se finisce così, sono contento anche del finale; sereno, silenzioso, rassegnato. Ora non attendo più il “Riassunto 11″… anche se dubito a credere che le ossessioni del mite Ferdinando si siano concluse… e quelle di Eliiisa, dello slavo, di Jonathan, di Tommasone, di Artaud…
    Luca

  3. Mi spiace di averti un po’ deluso, caro Luca. Del resto, l’unico aspetto credibilmente lieto di questo finale è che si tratta davvero di un finale. Diciamo addio al buon Ferdinando, in attesa che qualche nuovo non-eroe raccolga il suo non-testimone. Grazie e a presto. Renato

  4. Nessuna delusione, tutt’altro; le avventure di Ferdinando & C mi hanno avvinto. Se poi il mio tracotante “previsionismo” riceve smentite, va bene così.

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