Il Commissario No-Bullshit

Voci da un’aula di scuola media superiore (o quel che sarà) – Provincia Italiana dello IUU – 2144

……

-          Sì.

-          NOOOOOOOO!…

-          E invece sì, ragazzi. C’è scritto nel programma. E siccome noi siamo una scuola seria – come tutte le scuole della nostra amata Provincia – anche oggi studieremo la storia d’Italia negli anni dieci del secolo scorso.

-          (Brusìo. Mormorìo.)

-          Sì, lo so che sarebbe più interessante e stimolante parlare della Guerra Civile del 2034, o dell’Interregno Tagiko. Ci arriveremo. Ma i grandi sommovimenti della Storia non si possono comprendere senza aver analizzato certe epoche di passaggio opache, in apparenza assurde, francamente noiose…

-          L’ha detto lei, prof!

-          L’ho detto io, Ugazzi, ma un po’ di noia non giustifica cadere in catalessi dopo undici minuti di lezione, come la volta scorsa, quando vi ho parlato delle correnti del PD.

-          Eh ma prof… E’ troppo difficile… Io non l’ho neanche capito, che cos’era il PD…

-          Ve lo rispiego?

-          NOOOOOOOO!

-          D’accordo. Andiamo avanti. Eravamo arrivati al… 2014. Elezioni europee… Grandi riforme… Nessuna riforma… Saltiamo. Anche qui saltiamo… Ah, ecco! Finalmente qualcosa di appassionante. Vi ho già parlato della corruzione, vero?

-          (Sbadigli.)

-          Certo, è difficile perfino immaginarla, dato che fin dalla fondazione del nostro amato Impero Universale Uzbeko è un fenomeno completamente estinto. Ma nell’Italia del secolo scorso – che, ve lo ricordo, era ancora un cosiddetto stato nazionale – ‘sta corruzione costituiva un bel problema. E fu così che gli italiani decisero di nominare un Commissario Anti-Corruzione, con pieni poteri. La cosa funzionò? Oppure no? Chi se lo ricorda? Ugazzi? Vumarcik? Bobulendo?…

-          Boh.

-          Risposta esatta! Nessuno capì se funzionava o no, ma comunque fece colpo, sicché per un certo periodo gli italiani si convinsero che per risolvere i problemi più insolubili fosse indispensabile nominare un commissario con pieni poteri. E lo fecero perfino per debellare una pestilenza immateriale, invadente e in apparenza ineludibile: la cazzata.

-          (Silenzio.)

-          Dasuttiz. Hai fatto la ricerca sulla cazzata? Hai studiato il dossier multimediale coi contributi video d’epoca?

-          Prof… Io sto male…

-          Proprio tu! Non puoi deludermi, te l’ho affidato perché sei la prima della classe.

-          Mi scusi, ma non ce la faccio… Tutti quegli imbecilli… Gente orrenda che ride da sola, s’insulta, si applaude… Da quando ho iniziato la ricerca, dormo malissimo… Stanotte finalmente mi sembrava di fare un sogno normale, ma pian piano mi sono resa conto che stavo in un’antica trasmissione culturale sulla Rai… Un tipo sempre sorridente… Untuoso… Mi stava intervistando… E allora mi sono messa a URLARE URLARE URLARE

-          Basta! Stai calma, Dasuttiz!… Per favore, fatele un’iniezione. Grazie. Ecco. Mi spiace di averti causato questo stress, ma così anche i tuoi compagni si rendono conto della potenza di quel fenomeno ora scomparso, un tempo chiamato cazzata, con particolare riferimento alla cosiddetta cazzata culturale, tanto più insidiosa in quanto viscida, ricattatoria, ammantata di buone intenzioni e perbenismo. Nell’Italia degli inizi del secolo scorso, cultura e cazzata si erano talmente intrecciate e sovrapposte che nessuno sapeva più che cosa fosse la cultura, benché tutti continuassero a parlarne. E fu così, dunque, che nacque l’idea del super-commissario. Ci misero molto, a trovarlo. Doveva avere credenziali impeccabili. In una parola, non essere un uomo (o una donna) di cultura, bensì colto. Adesso proietterò nell’aria una sua immagine d’archivio. Guardate.

-          Wow.

-          Però!…

-          Che bel tipo.

-          Voi dite così perché secondo i canoni estetici dello IUU avere un’aria intelligente rende belli. Ma gli italiani di quel tempo trovavano bruttino, forse per via degli occhiali spessi, questo bibliotecario dell’Alta Bergamasca, di nome Anselmo. Un tipo che fino alla sua nomina era sconosciuto ai più, proprio perché colto, assennato e dotato di fiuto infallibile e innato disprezzo per qualunque cazzata. Siccome il termine di cui sopra suonava a molti tra il volgare e il demodé lo chiamarono Commissario No-Bullshit. Venne presentato al mondo in una solenne conferenza stampa dal presidente del consiglio di allora, che ovviamente era un cialtrone. Ma che tipo di cialtrone? Vumarcik?

-          Il cialtrone che raccontava barzellette oscene?

-          No. Quello è venuto prima. Manyrani?

-          Il cialtrone che ragliava insulti?

-          No. Quello è venuto dopo. Si tratta, ragazzi, del cialtrone che sparava battute a raffica. Incurante come sempre del principio di non contraddizione, quel leader carismatico si era messo a vantarsi della sua #svoltanobullshit sparando un sacco di bullshit. Ma accadde allora qualcosa di incredibile. Anselmo guardò negli occhi – tranquillamente, senza particolari intenzioni – il presidente, che per imprudenza ricambiò il suo sguardo. La consapevolezza di essere quel che era investì il leader come un’enorme onda d’urto interiore, facendolo impappinare, balbettare, confessare: “Io… Non so cosa sto dicendo… Scusate… Devo pensarci su… E intanto stare zitto…” E fuggì a gambe levate, umiliato, dalla conferenza stampa.

-          Però, che forza ‘sto Anselmo!

-          Puoi ben dirlo, Dadony. Ma sta di fatto che, nel contesto dell’Italia di allora, il Commissario sopravvalutava le sue forze. Eppure sua moglie, una saggia professoressa di greco, l’aveva avvertito: “Non accettare, Anselmo! Non puoi sconfiggere la dea Cazzata da solo! Questa è hybris!” Voi sapete che cos’è l’hybris, vero, ragazzi?

-          SI’!

-          Lo sapeva anche Anselmo, ma accettò e, con tutta la serietà che traspare dal suo volto pallido e butterato, si diede a esaminare, sette giorni su sette, venti ore su ventiquattro, tutti i pubblici progetti, e con particolare attenzione tutte le sedicenti attività culturali finanziate con denaro pubblico, assegnando con estrema parsimonia (nello 0,17% dei casi) l’ambito Certificato No-Bullshit. All’inizio, la sua severità non dispiacque; anzi, scatenò in ogni ambiente fenomeni di emulazione e autocensura. Talk show televisivi scanditi da lunghissimi silenzi. Esperti di storytelling rimasti a secco di storie. Festival letterari rimasti a secco di pubblico… Di quest’ultimo risultato, Anselmo andava particolarmente fiero: “Hai visto, Ernestina? La gente non ci va più, perché invece legge! Legge! Legge davvero!!!” E sua moglie: “Sei un illuso, caro. I libri prima o poi si estingueranno, mentre i festival letterari non avranno mai fine.”

-          E la sua lezione, prof?

-          Oh, ma che spirito da antico italiano!… Ugazzi, rimettiti a dormire. Ce n’è ancora per un po’. Devo almeno illustrarvi il tracollo economico dovuto alla stretta anti-cazzate. Ecco, adesso vi proietto le cifre direttamente nei cervelli. Vedete? Meno 7,8% del prodotto interno lordo in un solo mese. Caddero così all’improvviso gli inveterati pregiudizi secondo i quali l’economia italiana si basava al 50% sulla corruzione. Si impose una valutazione più corretta e realistica: 30% corruzione, 70% cazzate. E se questo 70% vi pare esagerato, vi invito a studiare per la prossima volta la cosiddetta esposizione universale del 2015…

-          (Brusìo. Agitazione.)

-          Dai, su, chi mi fa una ricerchina sul dossier multimediale “Sproloquiare sul cibo, cibarsi dello sproloquio”? Dasuttiz?

-          (Rantola. Trema.)

-          Bobulendo?

-          (Nasconde la testa sotto il banco elettronico virtuale.)

-          Va bene, avete ragione voi, quel ch’è troppo è troppo. Ma preferite che vi racconti com’è andato a finire il Commissario No-Bullshit, oppure pausa merenda?

-          (voci confuse, sovrapposte)  PAUSA! MERENDA! MERAUSA! PAUSENDA! MEPARME…

-          Grazie! Come ben sapete, nel nostro amato IUU la democrazia è solo consultiva, per cui: ecco com’è andato a finire il Commissario No-Bullshit. Durante la gravissima crisi, per qualche settimana la popolazione strinse i denti volentieri, quasi accettò l’impoverimento generale, dato che in assenza di cazzate era molto migliorata la qualità della vita. Qualcuno chiamò quel breve periodo “decrescita felice”. Ma si avvicinava sempre di più per Anselmo la prova decisiva, il titanico scontro con l’evento quadriennale globale di massimo impatto in termini di bullshit-proliferation, e cioè…

-          Il campionato mondiale di calcio!

-          Brava, Manyrani! Per quanto oggi ci possa apparire strano, assistere a quell’ordinaria attività ginnica suscitava allora, anche in individui normodotati, un’irrefrenabile impulso a esprimere opinioni idiote. La notte della partita d’esordio della squadra nazionale di calcio, cinque minuti prima del fischio d’inizio, il Commissario No-Bullshit interruppe le trasmissioni per mandare in onda a reti unificate il seguente, sintetico messaggio: “Tranquilli. Ve la faccio vedere, la partita. La vedrò anch’io. Mi piace il calcio. Ma siamo intesi, eh? Stavolta, no bullshit. Il CT lo fa solo il CT. Niente commenti. Da parte di nessuno. Buon divertimento, grazie.” Ciò detto, fiero del suo coraggio, sicuro del suo ascendente (troppo sicuro! ecco l’hybris – ricordate?), Anselmo uscì dagli studi televisivi. Secondo le sue spartane abitudini, si avviò a piedi verso casa, da solo e senza scorta. Pochi minuti dopo, a tre isolati di distanza, due automobili di grossa cilindrata provenienti da direzioni opposte sbandarono contemporaneamente, piombandogli addosso sul largo marciapiedi. La partita fu emozionante. Di Anselmo non si parlò più. Dimenticato. Rimosso. Cancellato dai libri di storia, per più di un secolo. Sua moglie Ernestina si rifece una vita, sposando un ricco rivenditore veloce di cibo lento. Fine della storia. Domande?… Sì. Ugazzi?

-          Ma prof, poi chi l’ha vinto, quel mondiale?

-          Non finirò mai di bocciarti. Anche se hai già 54 anni. Nello IUU la meritocrazia è pienamente compiuta. Altre domande?

-          (Silenzio.)

-          Osservazioni?

-          Scusi, prof… Non si offenda, eh? Ma tanto per restare in tema. Tutta questa storia a me pare un po’ ‘na –

…………………

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